#55. ROTBLAT
In questa puntata: la storia di Józef Rotblat, che a un certo punto ha preferito di no.
Ciao! E buon venerdì!
È di nuovo quel momento dell’anno: comincia a fare freddo e le giornate sono cortissime. Vienna è piena di luminarie, di addobbi e di passanti alticci per qualche Glühwein di troppo, e anche Pappagalli si adegua — non con il vin brulé, ovviamente (cosa stavi pensando): sto parlando di addobbi e luminarie.
Questa puntata è sponsorizzata dal CAFE VOTIV. No, non è vero, anche se mannaggia mi piacerebbe: è solo che ci ho trascorso diverse serate per scrivere questa puntata, ed è rapidamente diventato uno dei miei posti preferiti a Vienna (grazie a Diego, che mi ci ha portato la prima volta). Se siete in città passate che magari ci si becca. E se per caso siete del Votiv e vi è arrivata questa mail: parliamone, di quella sponsorizzazione.
In questa puntata: la storia di Józef Rotblat, un importante fisico polacco che partecipò al progetto Manhattan. E che fu la sola persona a decidere di lasciarlo.
Ascolta l’episodio #55 di Pappagalli, Rotblat, su Spotify o su Spreaker.
In questo episodio di Pappagalli ho deciso di raccontare la storia di Józef Rotblat, un fisico polacco di origini ebraiche che durante la Seconda guerra mondiale si ritrovò per un po’ a partecipare al progetto Manhattan — il progetto con cui gli Stati Uniti realizzarono la bomba atomica, e che in un certo senso ha segnato un prima e un dopo nella storia dell’umanità.
Lo scopo del progetto Manhattan — che è stato raccontato da numerosi libri, film, e anche da una puntata del podcast Mirabilia, qualche tempo fa — era fare in modo che gli Stati Uniti e i loro alleati nella Seconda guerra mondiale avessero a disposizione la bomba atomica prima che la realizzassero i tedeschi.
La speranza era che questo avrebbe avuto un effetto di deterrenza: in sostanza, Hitler sarebbe stato meno propenso a usare le bombe nucleari se i paesi che combattevano contro di lui avessero potuto rispondere allo stesso modo (un concetto che Rotblat, col senno del poi, trovò deboluccio: a Hitler della Germania e dei tedeschi non importava proprio niente).
A un certo punto fu chiaro che i tedeschi non ce l’avrebbero fatta a costruire una bomba atomica prima della fine della guerra. Il progetto Manhattan però continuò ugualmente (racconterà Rotblat che secondo lui lo scopo a quel punto era, più verosimilmente, spaventare l’Unione Sovietica): e siccome per le bombe quando le hai sotto mano vale un po’ quella cosa che si diceva per la famosissima pistola di Chekov, alla fine vennero usate, distruggendo due città giapponesi — Hiroshima e Nagasaki — e uccidendo centinaia di migliaia di persone. Soprattutto civili.
Rotblat fu l’unico scienziato che decise di lasciare il progetto Manhattan, quando fu chiaro che le ricerche non avevano più un chiaro scopo difensivo. E questa è la sua storia.
Per scrivere questa puntata mi sono basato su queste fonti:
Keeper of the Nuclear Conscience: The Life and Work of Joseph Rotblat, la biografia di Rotblat, scritta da Andrew Brown.
Il discorso pronunciato da Rotblat dopo aver ricevuto il premio Nobel per la pace.
Leaving the bomb project, l’articolo del 1985 in cui Rotblat raccontò per la prima volta la sua esperienza nel progetto Manhattan.
E anche per questa puntata è tutto, credo!
Fate i bravi, vi vogliamo bene!
🦜




Bellissima puntata, e grazie per la citazione <3