#54. UN ALBERO
(ERRATA CORRIGE) In questa puntata: immaginate di incontrare un amico che pensavate perso per sempre.
Ahem. Come volevasi dimostrare, la copertina che avevo inizialmente scelto per l’episodio ritraeva una foglia che persone con più esperienza e spirito di osservazione del sottoscritto mi hanno segnalato non essere quella di un acero montano. Purtroppo la cosa spiacevole delle newsletter è che non possono essere modificate dopo che sono state inviate, e quindi l’unica cosa da fare era mandarvi questa seconda mail, per segnalarvi l’errore e condividere la nuova copertina della puntata. Grazie a chi mi ha segnalato la svista!
Ciao! Buon venerdì!
Mi è sempre piaciuta la fine dell’estate. Occhei, c’è un’aria malinconica ma anche - a modo suo - speciale. Tutto è come messo a nitido, le cose respirano: c’è elettricità nell’aria, per citare un vecchio episodio di Pappagalli.
Quando ero bambino, di solito a questo punto mi ero già stancato del senso di vuoto e di sospensione delle vacanze: settembre è il tran tran e la pioggia ma anche la vita che riparte, i progetti, le buone idee che (speriamo) prendono forma. Io ero uno di quelli a cui, porca miseria, piaceva tagliarsi i capelli, comprare il diario e i libri e anche i quaderni nuovi e perfino tornare a scuola (mi sa che ero un bambino un po’ strano).
Se c’è un po’ di tristezza per l’estate che finisce, per il tempo che passa, settembre è un po’ il premio che ci danno per consolarci. Godiamocelo e per carità: lasciamo stare i Righeira.
In questo episodio: death is not the end.
Ascolta la puntata #54 di Pappagalli, “Un albero”, su Spreaker oppure su Spotify.

Il Sycamore Gap Tree
Questo episodio racconta la storia di un (famoso) albero del Northumberland inglese, il Sycamore gap tree, un acero montano molto pittoresco abbattuto nel settembre dell’anno scorso.
È una puntata un po’ particolare (niente libri, per una volta): segue il racconto della guardia forestale del National Trust che fu la prima a scoprire che l’acero era stato tagliato (per un semplice atto di vandalismo, pare): Gary Pickles. Gary è stato gentilissimo e ha acconsentito a farsi intervistare per questo episodio. Cheers, mate.

In un momento in cui il mondo ha male un po’ dappertutto (come recitava una poesia di Warsan Shire che a me piace molto), quella del Sycamore gap tree era una storia stranamente incoraggiante e un po’ commovente, a modo suo.
È una storia che tratta molto anche del rapporto che gli esseri umani hanno con gli alberi. Cioè con la forma di vita che, almeno in termini di peso, è di gran lunga quella predominante sul nostro pianeta. Eppure è anche, in un certo senso, quella che noi tendiamo maggiormente a sottovalutare (almeno io: so distinguere appena due o tre alberi per nome, pensate se fosse lo stesso con gli animali).
Gli esseri umani hanno sempre avuto una relazione speciale con gli alberi (o, se non altro, con alcuni alberi). Buddha raggiunse la propria illuminazione sotto un Ficus religiosa. Nel paradiso dell’Islam ci saranno viti, palme da dattero e melograni. Noi italiani mettiamo cipressi nei nostri cimiteri (e, ovviamente, come nel resto dell’Occidente ci piace riempire di luci e decorazioni un abete nei giorni più bui dell’anno). Anche voi, ne sono sicuro, avete un vostro albero preferito e un sacco di storie che lo riguardano.
E qui, piccola digressione.
Cuori infranti e alberi dell’amicizia
A Vienna c’è una via che finora era piuttosto misconosciuta, e che per un po’ invece è stata uno dei luoghi più famosi della città. Corneliusgasse, nel distretto numero sei.
Corneliusgasse è una via stretta, piuttosto in salita, ci sono delle scalinate e un paio di alberi piuttosto anonimi.
Se ci passate adesso, ne troverete uno con addosso braccialetti, addobbi e piccoli messaggi di solidarietà e, cosa rara nell’anno di grazia 2024, speranza. Lo hanno addobbato così le fan, i fan, di una famosa cantante americana, Taylor Swift1, dopo che nelle scorse settimane i suoi concerti sono stati improvvisamente annullati per la minaccia di un attentato terroristico.

Dell’annullamento dei concerti di TS, e dello sventato attentato, hanno parlato molto i giornali, e forse è un po’ strano che io ne scriva anche in questa newsletter.
La verità però è che per qualche giorno Vienna è stata un posto abbastanza magico: pieno di persone che avevano aspettato mesi, e fatto in alcuni casi centinaia, migliaia di chilometri per un concerto, e poi si sono viste portare via tutto nel giro di qualche minuto.
Se la musica vi ha mai dato una mano, potete immaginare benissimo come devono essersi sentite.
Beh. Invece di disperarsi, invece di disperdersi, i Swifties si sono fatti forza, nel solo modo in cui potevano farlo: stando insieme, cantando le canzoni che erano venuti per ascoltare.
Corneliusgasse è diventata un luogo di ritrovo per la sua assonanza con una famosa canzone di Swift. La cosa che mi affascinava, e di cui avrei voluto parlare anche in questo episodio (non ce l’ho fatta: ne scrivo, brevemente, in questa newsletter) è che chi c’era ha cominciato a lasciare braccialetti e messaggi su un albero.
Messaggi e braccialetti ci sono ancora. E soprattutto, oggi chi vuole può andare lì, appendere i propri braccialetti dell’amicizia e prendere quelli che altre persone hanno lasciato.
Insomma: per migliaia di persone, un disastro è diventato una bella storia, e al centro di questa storia c’è un albero.
Ma perché proprio un albero? Lex Dimitrijevic, fan di TS e parte della comunità delle Swiftie Nights Vienna, mi ha detto che è stata una cosa «totalmente spontanea», naturale, legata un po’ al fatto che TS parla spesso di alberi nelle sue canzoni ma anche al fatto che addobbare gli alberi, arricchirli, sia in un certo senso parte «della nostra società».
Un po’ - ma qui è la mia interpretazione - a me sembrava anche che scegliere un albero fosse, come dire, una cosa naturale. Un albero è anche un luogo dove ci si da appuntamento. Dove ci si ritrova. Dove si sta insieme e dove (anche se non si dovrebbe mai mai mai farlo) si ha il riflesso automatico di ripararsi, durante una tempesta.
Il Friendship Tree di Vienna sta benissimo. Ha anche un proprio account su Instagram, se ogni tanto volete controllare come se la passa.
Le fonti di questo episodio
Se volete approfondire un pochino, per preparare questo episodio mi sono basato su diversi articoli (e altri podcast), oltre che ovviamente sull’intervista a Gary Pickles:
Questo podcast del Guardian: Why Britain is mourning the Sycamore gap tree e questo podcast della BBC: The Sycamore gap story.
Questo articolo della BBC che parla del centro in cui vengono conservate le copie degli alberi più preziosi del Regno Unito.
L’articolo che mi ha spinto a scrivere la storia è questo, pubblicato dal New York Times. «Astonishingly, improbably … »
In chiusura: per l’appunto la famosa scena di Robin Hood, principe dei ladri, che a dire il vero rivista oggi mi è sembrata, accipicchia, piuttosto agghiacciante (con un fastidiosissimo Kevin Costner e Morgan Freeman con un ruolo e un accento, ehm, piuttosto improbabile?).
E anche per questa puntata è tutto. Ho provato a scrivere una newsletter un po’ più lunga, e diversa, per una volta. Spero vi sia piaciuta e se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui, grazie.
E grazie anche di tutto il resto, come sempre.
Fate i bravi! Vi vogliamo bene!
R.
Non pensavate che avreste trovato TS dentro una newsletter di Pappagalli, dite la verità.


